Il territorio su cui ricade l’istituendo Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dell’Aci, posta lungo la costa orientale dell’isola, pochi chilometri a Nord di Catania, ha offerto grazie alla fertilità del terreno, la ricchezza di acque e di sorgenti sulfuree, un forte polo d’attrazione per l’insediamento umano fin dall’età preistorica. La posizione strategica lungo la Via Pompeia, che in età romana collegava Messina a Siracusa, ha costituito un elemento di fondamentale importanza per lo sviluppo di insediamenti in questa porzione di territorio. La creazione di una statio ad Acium, ricordata nell’Itinerarium Antonini e identificata con Santa Venera al Pozzo, è stata favorita da tale posizione e ha permesso lo sviluppo di attività produttive, commerciali e religiose a servizio di un ricco entroterra. A questo aspetto deve essere associato anche lo sfruttamento, a fini terapeutici, delle sorgenti termali, con una continuità d’uso che dall’età greca e romana è giunta fino al più recente passato.

Il Parco della Valle dell’Aci, ricadente all’interno del territorio degli attuali comuni di Acireale, Aci Catena, Aci Sant’Antonio, Aci Castello, Valverde, oltre all’importate sito archeologico di Santa Venera al Pozzo, comprende molteplici contesti archeologici, che sottolineano l’estrema varietà e complessità del patrimonio conservato all’interno dell’area del Parco. Numerosi siti costieri, relitti e aree portuali, confermano l’estrema dinamicità e la vocazione commerciale del territorio, mentre il tempietto romano di Capo Mulini e il Castello di Aci ne rappresentano le evidenze a più forte impatto monumentale lungo la costa.


Precise e continuate nel tempo, pur nella loro episodicità, sono le indicazioni espresse da scrittori antichi e moderni, circa la fertilità del suolo nei territori posti nell’immediato entroterra della città di Catania, destinati principalmente alla viticultura e all’allevamento del bestiame. Il territorio in questione, alterato talvolta in modo profondo dalle eruzioni vulcaniche che nel corso dei secoli si sono avvicendate e da una pressione edilizia divenuta, a partire dal secondo dopoguerra, sempre più intensa, ha risentito della mancanza di progetti di ricerca di ampio respiro che, mettendo a sistema i dati derivati dai numerosi rinvenimenti occasionali, costituisca la base per un avanzamento concreto delle conoscenze attuali e per un’attività di pianificazione che scongiuri il rischio di perdere il ricco patrimonio culturale.