Il sito archeologico di Santa Venera al Pozzo, rappresenta il punto nevralgico dell’intero Parco archeologico e Paesaggistico della Valle dell’Aci. Posto a circa 14 km a nord di Catania, rappresenta oggi un contesto fondamentale per la comprensione delle dinamiche insediative e delle logiche che hanno regolato, nel corso dei secoli, lo sfruttamento del territorio posto lungo il medio e basso versante orientale dell’Etna, caratterizzato da una forte vicinanza e da una stretta dipendenza topografica con la costa dove, fin dall’età greca arcaica, la presenza umana si organizzò intorno alla polis di Katane.


Il sito è attualmente costituito da un’area demaniale di circa nove ettari, su cui insistono i resti di strutture ed ambienti riferibili ad un arco temporale compreso tra l’età del rame e il V secolo d.C. con successive fasi basso medievali e moderne.


tempietto su podio - santa venera al pozzoL’area archeologica di Santa Venera al Pozzo, è attualmente articolata su tre differenti poli corrispondenti a tre settori recentemente indagati. Il primo, collocato nell’area centrale dell’area è costituito dai resti un tempietto su podio, edificato tra la tarda età repubblicana e la prima età imperiale, e di un impianto termale, di cui si conservano ancora due ambienti a pianta rettangolare, completi dell’originaria copertura a volta.

L’impianto, costruito entro la meta del I secolo d.C. e oggetto di successivi interventi edilizi fra III e IV secolo d.C. presenta lo stesso orizzonte cronologico, che ha caratterizzato l’abitato e il successivo impianto produttivo, rinvenuti nell’area immediatamente a nord.

phitos - santa venera al pozzoIl secondo settore, posto nell’area nord-occidentale del sito, ha restituito parte di un edificio, la cosiddetta Casa del Pithos, utilizzato dalla metà del IV ai primi decenni del III secolo a.C. Il nome deriva dalla presenza di un contenitore, alloggiato all’interno dell’unico ambiente che costituiva l’abitazione, e che riceveva attraverso un sistema di conduzione l’acqua proveniente di un vicino torrente.

La Casa del Pithos costituiva forse una parte di un abitato di età greco-ellenistica ben più ampio, rivenuto nel terzo settore di scavo, posto nell’area nord-orientale di Santa Venera al Pozzo. In questo punto, i resti dell’insediamento ellenistico, abbandonato intorno al 280 a.C., furono occupati entro la fine del I secolo d.C. da un vasto edificio, di cui sono stati messi finora in luce trentasette ambienti che occupano una superficie di circa m2 1700, organizzati intorno ad una corte centrale. La costruzione di questo edificio, probabilmente parte di un complesso residenziale e produttivo più vasto, segna una fase cruciale dell’organizzazione del sito, in cui rientra la regolamentazione delle acque del vicino torrente, la realizzazione di una prima fase dell’impianto termale e del piccolo edificio templare. A partire dal IV secolo d.C., su questo edificio, già in stato di abbandono, fu ricavato un impianto artigianale per la produzione di anfore da trasporto, vasellame da mensa e da dispensa e materiale da costruzione (laterizi, coppi e tegole). L’impianto era articolato su tre fornaci a pianta circolare e a tiraggio verticale e su una successione di ambienti destinati a varie fasi della produzione e dello stoccaggio dei materiali.

terme - santa venera al pozzo

 

Le terme, i resti del pozzo, i mulini, le canalizzazioni, l’ospedale, insieme ai resti di un tempietto su podio di età romana e di una piccola chiesa dedicata al culto di Santa Venera sono gli elementi di una storia in cui le attività produttive si sono intrecciate con quelle commerciali, cultuali o terapeutiche, in maniera così stretta dal perdurare, talvolta, fino ai nostri giorni.